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26 Maggio 2017

MILLE MIGLIA 2017: BISSATO IL PODIO 2016

Il traguardo finale su Viale Venezia a Brescia Domenica 21 Maggio la 35esima 1000 Miglia che celebrava i 90 anni dalla nascita della prima edizione svoltasi nel 1927 ha visto un sorprendente ed inaspettato podio identico a quello del 2016.
Sul gradino più alto i bresciani Andrea Vesco e Andrea Guerini con l’Alfa Romeo 6C 1750 Gran Sport del 1931 numero 74, la stessa che ha corso l’edizione 1933 vinta dal grande Tazio Nuvolari; secondi Luca Patron e Massimo Casale con la O.M. 665 Sport Superba 2000 del 1925 numero 5, giunti a Roma in testa alla classifica, un testa a testa continuo, un susseguirsi di scambio di posizione con i vincitori, prova dopo prova, ma nell’ultima giornata non sono riusciti a tenere il passo del duo Andrea, imbattibili sui pressostati delle ultime decisive prove cronometrate sulla pista dei Tornado all’Aeroporto militare di Ghedi; terzo l’equipaggio dei coniugi mantovani Giordano Mozzi e Stefania Biacca con l’Alfa Romeo 6C 1500 GS Zagato, vincitori delle edizioni 2011 e 2014 della Freccia Rossa hanno condotto un’ottima rimonta nella seconda parte di gara.
Non sono riusciti a tenere il passo dei primi l’altra coppia di coniugi plurivincitori alla Mille Miglia con una carriera da numero uno, Giuliano Canè e Lucia Galliani su OM 665 Sport Superba 2000 col numero 1 sulle fiancate, diciassettesimi al traguardo.
Solo quarti Juan Tononology e Guillermo Berisso vincitori nel 2015 nonostante abbiano occupato nelle classifiche parziali il terzo posto con la Bugatti Type 40 del 1927, primi degli stranieri.

A Maria e Luigia Gaburri su Abarth 750 GT Zagato del 1957 col numero 414 è andata la Coppe delle Dame riservata al primo equipaggio femminile della classifica finale (133° posto assoluto), rispettivamente figlia e moglie di Roberto Gaburri, fondatore e primo presidente di 1000 Miglia srl, la società organizzatrice della gara, scomparso lo scorso anno. Le favorite della classifica rosa Silvia Marini e Saskia Stoeckelmann, vincitrici lo scorso anno, in gara con l’auto più datata, la bellissima e difficile da condurre Bugatti Type 23 del 1920, causa guai meccanici hanno dovuto abbandonare alle porte di Roma.

Il percorso di quest’anno, sempre diviso in quattro tappe, anch’esso con una forma di freccia, ha portato la carovana delle 440 auto del museo viaggiante unico al mondo tra centri storici e riserve naturali.
Partita come consuetudine in direzione del Lago di Garda dopo i classici passaggi sulle sponde del Benaco la carovana ha puntato verso l’alto Veneto fino ad Asolo per un controllo timbro dopo aver transitato da Verona e Vicenza, a Castelfranco si è svolta la prima delle prove cittadine sulla piazza gremita di pubblico, novità di questa edizione. La prima tappa si è conclusa in Prato della Valle a Padova.
L’indomani dopo il passaggio a Monselice e la prova cronometrata lungo le sponde del fiume Po, le automobili hanno fatto ingresso a Ferrara imboccando corso Ercole d’Este, proprio nel cuore dell’antica corte estense. Da qui la corsa è proseguita verso Ravenna, con il transito in piazza Unità d’Italia e presso la tomba di Dante, prima di attraversare il Parco del Delta del Po, costeggiare il lungomare romagnolo, deviare verso Gambettola e sfilare nelle contrade di San Marino dopo aver effettuato un’altra sessione di prove cronometrate fra gli stretti tornanti del quarto Stato più piccolo d’Europa.
La carovana ha proseguito in territorio appenninico: Montefeltro, Urbino e Gola del Furlo prima dell’arrivo a Gubbio. Perugia, Todi, Terni e Rieti prima di entrare nella Capitale, con la sfilata tra le meraviglie della Roma imperiale.
Purtroppo un temporale abbattutosi violentemente durante la passerella lungo via Veneto ha privato in parte dello spettacolo sia il pubblico che i partecipanti.
Dopo il giro di boa sabato 20 il ritorno verso nord ha toccato Ronciglione, Viterbo, Radicofani e Siena con l’irrinunciabile spettacolo di Piazza del Campo. Da qui la Freccia Rossa è salita verso Nord passando da Montecatini Terme e Pistoia, valicando gli Appennini lungo il Passo dell’Abetone, per poi percorrere la pianura da Reggio Emilia a Modena con il passaggio nel piazzale del Museo Ferrari ad omaggiare il Cavallino Rampante, la terza tappa si è conclusa a Parma.
Domenica attraverso la Pianura Padana, passando per Cremona e Mantova, il festoso arrivo a Brescia.

Record di richieste d’iscrizione quest’anno, 705 quelle arrivate per partecipare alla trentacinquesima rievocazione della Mille Miglia, ma solo 450 sono state le vetture accettate, con piloti provenienti da 39 Paesi.

La Mille Miglia è un viaggio alla scoperta delle tradizioni storico-culturali italiane, un’importante vetrina per gli stranieri che vengono a gareggiare e seguire l’evento, turisti che scelgono ed organizzano le proprie vacanze per visitare l’Italia proprio in questo periodo.

La presenza sempre maggiore degli stranieri ha reso la 1000 Miglia un’evento unico e la partecipazione ambita dai collezionisti e regolaristi da ogni parte del globo, tant’è che in questa edizione solo il 35% degli iscritti erano italiani.

La sempre più massiccia presenza di stranieri ed il fatto che la gara abbia acquisito un’impronta internazionale, però sta perdendo di fascino e l’interesse degli italiani, quella tanta gente comune che fino a qualche anno fa accorreva gioiosa e assisteva a bordo strada creando muri di pubblico, ricordo i passaggi sulla Futa e nei rondò della pianura padana gremiti di gente tanto da non distinguere la strada…; anche la mancanza di informazioni e promozione nei giorni antecedenti lo svolgimento, basterebbe coinvolgere maggiormente le pro loco e amministrazioni locali, con affissioni, locandine e manifesti, comunicando orari di transito e spiegando che la 1000 Miglia non è fatta di bolidi moderni, bensì una rievocazione storica di auto rare, uno spettacolo unico, un museo viaggiante di auto d’epoca che non si vedono tutti i giorni, una gara di regolarità e precisione, non una gara di velocità!

Probabilmente così non sentiremo più la gente chiedere se la manifestazione è finita dopo il passaggio dei Tribute o, peggio, andarsene prima che transiti la vera Mille Miglia, come accaduto quest’anno, anche alle porte di Brescia e fuori dall’aeroporto di Ghedi…

Il podio tutto italiano, con il giovane equipaggio bresciano vincitore, il percorso verso il riconoscimento come patrimonio Unesco, dovrebbe far agire gli organizzatori affinché la nuova generazione, i bambini italiani di oggi, possano coltivare il sogno della Mille Miglia come hanno fatto i loro nonni, partendo dalla semplice bandierina con la freccia rossa (anch’essa sempre meno presente sul percorso).

Nota dolente, purtroppo, conseguenza di un comportamento sempre più incosciente dei partecipanti ai Tribute Ferrari e Mercedes, irrispettosi e incuranti del regolamento della gara e del codice della strada, che sfrecciano a velocità da circuito su strade aperte alla normale circolazione con la gente comune intenta alla quotidiana attività lavorativa; la Ferrari 458 n. 551 ha provocato un grave incidente finendo in un campo semidistrutta dopo il violento scontro con una Fiat 500 L, distruggendola, con a bordo mamma e figlio, ricoverati in ospedale in condizioni gravissime.
Tragedia sfiorata, per grazia divina!
Ricordiamo che nel 1957 il tragico incidente della Ferrari di De Portago con 11 morti compreso l’equipaggio e numerosi feriti sancì la fine della gara, il percorso quest’anno ha visto transitare di fronte al luogo dell’incidente dove ora è presente un monumento in ricordo, in località Cavriana sulla SS236 ed un controllo timbro a Guidizzolo.
Qualcuno dovrebbe riflettere e chiedersi se non sia il caso di porre fine alla spocchiosa sfilata di bolidi moderni che riteniamo nulla abbiano a che vedere con la rievocazione storica della corsa più bella del mondo.

Rombi d’epoca 26.05.2017

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